Creatività versus vendibilità. Il giusto equilibrio di Balenciaga

“Christobal Balenciaga è stato un maestro, uno di quei geni capace di donare alla moda avanguardia, tendenze e ispirazioni per intere generazioni di stilisti. Con un talento creativo incomparabile, Nicolas ha apportato un contributo artistico a Balenciaga davvero essenziale”.

Sono queste le parole che lo stesso lo stesso François-Henri Pinault, numero uno di Kering, ha pronunciato nel novembre 2012 per annunciare l’uscita ufficiale di Nicolas Ghesquière da Balenciaga. Poche parole di stima e riconoscimento per la fine di una collaborazione durata ben 15 anni (Nicolas divenne direttore creativo del marchio a soli 25 anni) in cui Ghesquière, step by step, ha portato il marchio all’apice del suo successo anche attraverso la creazione di iconiche it-bag come la “Motorcycle” o la “City”. Il motivo della rottura è stato spiegato dallo stesso Ghesquière dopo sei mesi in una lunga intervista per System Magazine:

“Alcune persone con cui ho lavorato in questi anni non hanno mai capito come funziona la moda. Continuano a dire che loro amano la moda, ma non hanno mai realmente capito bene che la moda non è come lo yogurt o un mobile, che si possono definire prodotti nel senso più puro del termine. Queste persone semplicemente non capiscono il processo complesso e complessivo della moda, e così ora la stanno trasformando in un qualcosa di facilmente riproducibile e piatto”.

Il problema principale secondo Ghesquière era la totale assenza di dialogo tra il lato creativo e quello commerciale della griffe:

“Il merchandising non era in grado di sviluppare le idee che portavo in passerella. Con un solo giubbotto avremmo potuto innescare intere strategie commerciali. Ed è quello che volevo fare, ma non è stato possibile. Non c’è mai stato un vero settore merchandiser da Balenciaga, il che mi dispiace terribilmente”.

Deluso ed amareggiato Ghesquière lascia il marchio che nomina e rende operativo a partire da dicembre 2012 Alexander Wang, stilista americano di origini cinesi, tra i più apprezzati alle sfilate newyorkesi e sicuramente più “gestibile” dal merchandising del brand che ha come obbiettivo la messa in commercio di prodotti facilmente vendibili. Il progetto di Kering era chiaro: rendere Balenciaga un marchio meno sperimentale e più commerciale, mantenendo intatto lo stile cool e contemporaneo creato da Ghesquière. Wang candidato ideale insomma. I fatti hanno dimostrato il contrario, la creatività infatti è un’altra storia. Wang non ha dimostrato di essere un creativo all’altezza di un marchio come Balenciaga, mixare ciò che di meglio c’è in giro non è risultata una scelta vincente, inoltre il giovane 28enne non è stato in grado di sfornare nessuna it-bag degna del suo predecessore. Risultato? Wang è fuori da Balenciaga nel luglio 2015.

A questo punto, dopo settimane di rumors e toto-nomi, la scelta del nuovo direttore creativo di Balenciaga ricade su un 34enne tedesco sconosciuto ai non addetti ai lavori: Demna Gvasalia. Di origine georgiane, leader del collettivo Vêtements, brand parigino finalista dell’ultima edizione del LVMH Prize e con un trascorso in importanti maison come Martin Margiela e Louis Vuitton. La sua prima collezione per Balenciaga presentata a Parigi durante le sfilate di prêt-à-porter femminile della stagione autunno/inverno 2016-2017 ha colto decisamente nel segno incontrando il parere positivo del fashion system. La sua bravura è stata proprio nel mixare l’approccio semi couture di Balenciaga con uno stile decisamente moderno e ricercato che ricorda molto l’opera di Margiela.

Insomma, dopo l’eccellenza di Ghesquière e i disastri di Wang l’augusta maison francese sembra aver finalmente ritrovato la sua buona stella. Ciò che possiamo augurarci è che il management del gruppo sia lungimirante nel salvaguardare i valori del marchio, riuscendo a creare un giusto equilibrio tra creatività e vendibilità del prodotto, dopotutto la storia della moda ci insegna che tradire i propri valori ha come unica conseguenza quella dell’oblio e tutto ciò per Balenciaga sarebbe davvero un peccato.

Alessandro Schettino

Photo credit

©vogue.com

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