Il cuore di Lanvin

«Se iniettassimo un po’ d’amore in più nella moda e meno paura, avremo un bel motivo per svegliarci ogni mattina», ma anche: «La gente pensa che la moda sia un party che non termina mai. È una festa davvero ma finisce, eccome».

Sono queste le toccanti parole che Alber Elbaz, direttore creativo di Lanvin per ben 14 anni, ha pronunciato ad uno speech presso la New School’s Parsons School of Design davanti a 800 tra studenti ed addetti ai lavori. Mai una volta è stato menzionato il licenziamento da Lanvin, limitandosi a parlare di quella che per lui è stata una “tragedia personale”.

«L’unica cosa che conta davvero è poter disporre della libertà creativa». E aggiunge: «Non possiamo più creare per i bisogni inventati da uomini di marketing» ha sentenziato.

Alber-Elbaz
Alber Elbaz

Insomma, dalle parole di Elbaz si evince che la separazione avvenuta lo scorso ottobre dalla maison, fondata da Jeanne Lanvin nel 1885, la più antica tra le case di moda francesi, non fosse solo una questione di business, Elbaz da Lanvin ci ha lasciato il cuore, tanto che l’annuncio del licenziamento ha spinto 330 lavoratori della casa di moda a chiedere all’azionista di maggioranza Shaw-Lan Wang, imprenditrice taiwanese, rassicurazioni sul futuro della griffe e, soprattutto, di ritornare sui suoi passi. Si dice addirittura che una volta ufficializzato il licenziamento, più di un dipendente di Lanvin sia scoppiato a piangere, mentre altri invocavano ripetutamente il suo nome.

Alber Elbaz era stato assunto come direttore creativo di Lanvin proprio da Shaw-Lan Wang, quando nel 2001 comprò la storica casa di moda francese dal gruppo L’Oreal. In 14 anni lo stilista libanese è riuscito a riportare il marchio nell’Olimpo dei brand di lusso riacquisendo una certa fama e raggiungendo buoni risultati anche dal punto di vista economico: nel 2014 il marchio ha raggiunto un fatturato di circa 250 milioni di euro.

Tra i possibili motivi del licenziamento di Elbaz potrebbe senz’altro esserci la volontà da parte della Wang di rinnovare il marchio dandogli una nuova spinta, sebbene si fosse sempre mostrata più che riluttante nel fare nuovi investimenti. Elbaz da parte sua, avrebbe voluto rafforzare il settore delle borse, ovvero il prodotto più venduto da ogni brand di lusso. Secondo altri invece le tensioni tra Elbaz e la Wang sarebbero iniziate ben prima e per altri motivi. Elbaz infatti avrebbe sollecitato più volte l’imprenditrice taiwanese a vendere le proprie quote ad un imprenditore esterno che potesse sviluppare al meglio il potenziale del marchio. Probabilmente questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso portando al licenziamento di Elbaz che da solo non avrebbe mai lasciato Lanvin.

Le vicende di Lanvin esprimono ciò che accade nella vita: si desidera tanto qualcuno che quando finalmente arriva diventa il centro del nostro universo. È quello che è capitato a Jeanne Lanvin con la nascita della figlia Marguerite, facendo venire alla designer l’dea di lanciare il proprio marchio e di utilizzare come logo del brand due donne, madre e figlia, che vestite in modo simile si abbracciano e ballano insieme. Elbaz aveva fatto lo stesso. Aveva costruito su di sé ed intorno a sé l’immagine di Lanvin e sin da quando è stato riportato in auge, il marchio è sempre stato associato al suo nome, che l’ha reso riconoscibile e desiderabile. Probabilmente, con la nomina a direttore creativo di Bouchra Jarrar, l’augusta maison riuscirà a sopravvivere ma senza dubbio Lanvin ha perso il suo cuore, che Elbaz ha portato via con sé. In un’intervista al Financial Times del 2011, in merito a un suo possibile futuro lontano da Lanvin, Elbaz aveva risposto:

«Come potrei andarmene? Le persone che lavorano lì mi permettono di fare ciò che faccio. Loro sono la mia orchestra. Non posso dirgli: “Oh ciao, la mamma ora se ne va”».

Alessandro Schettino

Photo credit

©en.wikipedia.com

©lanvin.com

©pizzadigitale.it

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