La moda maschile in crescita del +1,8%

La moda maschile con Pitti Uomo è in crescita del +1,8%, a quota a 9 miliardi di euro. Sul fronte merceologico crescono più della media maglieria e camiceria. Le esportazioni mettono a segno un +2,4% con gli Usa (+16,2%) che diventano primo sbocco commerciale.Nel 2015 il valore della produzione assisterebbe a un lieve peggioramento rispetto al 2014, flettendo del -3,2%.

 

Con riferimento al mercato estero, per i 12 mesi si stima una crescita delle vendite pari al +2,4%, corrispondente a poco più di 5,6 miliardi di euro. Rispetto ai più che discreti ritmi sperimentati dall’export di moda uomo nel periodo 2011-2014, dunque, nel 2015 si profila un affievolimento, da ricondurre principalmente all’andamento dei mercati emergenti.

 

Con riferimento alle aree di sbocco della moda uomo made in Italy, si sottolinea la soddisfacente performance dei mercati UE, che da gennaio a settembre 2015 hanno registrato un incremento del +3,3%.

 

Gli Usa si sono mantenuti favorevoli, con un aumento del +16,2%, divenendo così il primo mercato con il sorpasso di Francia e Germania.Analizzando il trend del Vecchio Continente, la Francia, superata dagli Usa, scende al secondo posto nel ranking dei principali sbocchi del menswear italiano presentando, in controtendenza rispetto alla media settoriale e UE, un decremento del -6,9%.Mentre la Germania sperimenta un incremento del +4,8% ,mentre Regno Unito e Spagna avanzano rispettivamente del +8,9% e del +10% e la Russia cede il -33,7%.

 

Passando all’analisi delle dinamiche che hanno caratterizzato il mercato italiano, dopo anni di continui cali della spesa destinata dagli italiani al Tessile-Moda, la stagione autunno-inverno 2014/2015 abbia prospettato se non la ripresa della domanda, quanto meno una tendenza all’assestamento dei livelli di sell-out.

 

In termini di spesa corrente, l’autunno-inverno 2014/15 ha registrato infatti un deciso rallentamento del tasso di decremento, contabilizzato nel -1,6% per il complesso dei prodotti di Tessile-Moda, ma soprattutto nel +0,2% in termini di spesa costante.

 

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