La Cina (dell’Alta Moda) è vicina

La Cina è vicina…alla Moda Italiana se è vero, come è vero, che la domanda cinese in materia secondo dati recenti è cresciuta di oltre il 35% nel 2016.

É che le donne di quel Paese pare stravedano ancora non solo per le grandi griffe del luxury fashion italico ma anche per le proposte diverse, innovative e più accessibili dei nostri stilisti emergenti, capaci di intercettare sogni e richieste delle signore della nuova Cina.

Se infatti l’industria del fast fashion con colossi come Zara, Uniqlo e H & M nella Repubblica Popolare continua ad essere in sensibile crescita, è al middle luxury, vale a dire al prodotto moda alto di livello ma di prezzo equo, che grandi fasce di consumatori cinesi, assolutamente abbienti ma di certo non straricchi , si rivolgono con sempre maggiore avidità.

uma-wang
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Ma non è solo la moda italiana ad essere di moda in Cina, ma anche la stessa cinese: crescono infatti sempre più stilisti emergenti di successo, capaci di coniugare nelle loro creazioni tradizione ed innovazione, e che , magari dopo essersi addestrati nelle più prestigiose scuole straniere, sfilano sulle passerelle internazionali con grande consenso di critica e di pubblico, apprestandosi a sbarcare, se non l’hanno già fatto, con le loro griffe in Occidente.

Un ulteriore segno, seppure ce ne fosse bisogno, di come la Cina negli ultimi anni sia davvero al centro del mondo della moda sia dal punto di vista economico che creativo.

Da Uma Wang, la prima stilista dell’ex Celeste Impero riconosciuta a livello internazionale, dallo stile concettuale e contemporaneo, a Ryan Lo, eccentrico ed imprevedibile nei suoi abiti, da Miao Ran, con i suoi vestiti unisex dal taglio rivoluzionario, a Li Xiao-yan, ritenuta una delle migliori artisti emergenti, e Jun Li, artefice di un eleganza essenziale ispirata da diverse forme d’arte come la pittura e la scultura, il drappello dei giovani talenti della moda dagli occhi a mandorla s’accresce di anno in anno, suscitando l’interesse e la curiosità degli operatori del settore oltre che degli stessi stilisti occidentali, che capita si ispirino nelle loro creazioni proprio alla nuova moda cinese.

Senza contare il frequente fenomeno del “mecenatismo” degli stilisti nostrani verso i baby stilisti cinesi, uno per tutti Armani per Miao Ran che proprio nel Teatro di Re Giorgio ha sfilato lo scorso giugno in occasione di Milano Moda Uomo. Benvenuti allora nell’ era del “Created in China”, ha chiosato qualcuno, relegando in soffitta l’ormai fuori luogo, kitsch e deprimente “Made in China”.

La Cina (dell’Alta Moda) è vicina, anzi…è già qui!

ryanlo
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