Millennials: amanti del Made in Italy e del “Reshoring”

Chi sono i Millennials e quali sono i valori in cui credono? Sono tutti i nati dall’inizio degli anni Ottanta alla fine degli anni Novanta. Oggi hanno, più o meno, tra i 16 e i 34 anni. Se ne parla tanto perché rappresentano una fetta di mercato molto ampio e molto desiderato dai brand.

I Millennials costituiscono il 24% della popolazione mondiale: in Italia sono 8,6 milioni e fanno parte della prima generazione della storia che ha dimestichezza con la tecnologia e la comunicazione nell’età adulta.

Millennials identikit

  • Rappresentano la generazione cresciuta a pane e digitale
  • Il 97% di loro ha almeno un profilo personale su un social network
  • La scala delle priorità per loro è: ricercare la felicità e avere del tempo libero per dedicarsi ai loro interessi
  • Caratteristiche tipiche : l’attenzione all’ambiente, la mobilità, l’apertura e il confronto verso altre culture e l’europeismo
  • Fonte ninjamarketing

Ai Millenials piace il “Reshoring”. Tradotto: essi mostrano una maggiore sensibilità ed attenzione ai temi della sostenibilità, tra cui l’avvio di progetti di rientro in Italia di alcune produzioni. Ma cosa pensano del Made in Italy? I valori che i Millennials attribuiscono al prodotto “Made in Italy” sono: la migliore qualità dei prodotti , le competenze artigianali e l’alta creatività. Inoltre risultano essere più propensi ad acquistare prodotti di un’azienda che ha adottato strategie di Reshoring rispetto ad aziende che hanno invece deciso di non ritornare in Italia, dando priorità alla qualità, alla durabilità, ai materiali realizzati e alla sostenibilità in generale. Ai Millennials non interessa più pagare in modo spropositato un prodotto per crearsi uno status apparente e sempre meno sono interessati a mostrare le griffe ma piuttosto ad acquistare prodotti di valore e rispettosi dell’ambiente, in poche parole badano di più alla sostanza che all’apparenza.

Al fenomeno del Reshoring dedica un focus particolare l’ultimo rapporto Cer (Centro Europa ricerche) “Attrarre sviluppo”, realizzato con il sostegno di Unindustria. I dati aggiornati a giugno 2015 (i più recenti disponibili) parlano di 101 casi di rilocalizzazione produttiva in Italia. Si tratta di produzioni che erano state delocalizzate soprattutto in Cina (nel 34,6% dei casi) e in Europa dell’Est (26,7%). Tra i settori industriali, invece, spiccano tessile-abbigliamento moda (con circa il 43% dei casi di ritorno), apparecchiature elettriche ed elettroniche (poco meno del 21%) e meccanica (8,9%). Tra i principali motivi che fanno scattare la decisione del rimpatrio c’è l’effetto “made in”, il miglior servizio al cliente, la qualità non sempre all’altezza delle produzioni delocalizzate, un processo di riorganizzazione interna magari innescato dalla crisi; mentre quello che manca al sistema-Italia è una politica organica che agevoli sia il rientro delle produzioni che gli investimenti esteri.

Fonte ilsole24ore

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