Loro Piana: dall’eccellenza sartoriale Made in Italy alla Francia del colosso LVMH

La famiglia Loro Piana, eccellenza sartoriale italiana, è presente nel mondo del filato da più di due secoli. Fin dall’800, infatti, essa si occupa del commercio di panni di lana.

Si dovrà attendere, però, il 1924 per la costituzione effettiva della società, grazie a Pietro Loro Piana. Sarà poi il nipote, Franco, e la successiva generazione rappresentata da Sergio e Pier Luigi, a dare alla società una connotazione internazionale.

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Emblema del Made in Italy in ambito sartoriale, Loro Piana è, come il 78% delle imprese italiane che operano nel settore moda, un’azienda a controllo familiare.

Nonostante i volumi praticamente industriali (l’azienda ha, infatti, 161 negozi nel mondo, produce circa 5 milioni di metri di tessuto l’anno, in ben 9 siti di produzione in Italia), essa era, fino al 2013, sottoposta al pieno controllo familiare.

Assecondando l’onda delle acquisizioni da parte di holding internazionali, l’80% dell’azienda Loro Piana è stata acquisita nel 2013 dal colosso LVMH per 2 miliardi di euro.

Pier Luigi Loro Piana, vicepresidente della maison, spiega così il passaggio: “Famiglia, artigianato, ricerca della qualità senza compromessi, autenticità e innovazione sono alcuni dei valori che condividiamo. Grazie a LVMH, Loro Piana potrà beneficiare di sinergie eccezionali, restando comunque fedele alla propria eredità e tradizione”.

Tradizione, quindi, ma, al contempo, innovazione e crescita.

L’obiettivo, quindi, sarà l’aumento esponenziale del business dal punto di vista industriale, senza perdere, però, di vista il cuore artigianale e focalizzato sui materiali d’eccellenza della maison.

L’ultima notizia in tal senso, risalente al 20 Marzo 2017, è quella della riduzione della quota familiare di Loro Piana dal 20% al 15% e, di conseguenza, un ulteriore 5% passerà nelle mani di LVMH. Come dichiarato dai diretti interessati all’accordo, tale ulteriore passaggio era stato già deliberato in sede di acquisizione da parte della holding nel 2013, con la consapevolezza di mantenere i rapporti familiari, anche se in maniera molto meno preponderante.

Nonostante le reticenze riguardo l’eccessiva industrializzazione di una maison totalmente basata sull’artigianalità, guardando i dati, i risultati sono totalmente positivi, con una crescita del fatturato pari al 4,7%, già solo un anno dopo l’acquisizione e un aumento progressivo dei punti vendita presenti sul territorio.

 

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