La Responsabilità Sociale: dall’impresa all’imprenditore

Sempre più le imprese si rendono conto che, per ottenere successo commerciale e benefici durevoli, è necessario adottare un atteggiamento responsabile nei confronti del mercato, dell’ambiente, dei dipendenti e dei consumatori; si ritiene quindi indispensabile che la cultura della CSR si diffonda tra le imprese. Il profitto continua ad essere l’obiettivo principale che ogni impresa si prefigge di raggiungere ma, nel perseguirlo, non può più permettersi di prescindere dalle conseguenze sociali del suo operato.

L’importante è guardare la CSR non solo come una politica di marketing e di successo futuro dell’impresa, ma far assumere un ruolo di rilievo all’imprenditore con la sua cultura e i suoi valori guida.

Già alla fine degli anni novanta, il 90% delle cinquecento imprese incluse nella classifica Fortune aveva reso pubblica l’adozione di un orientamento socialmente responsabile.

L’attenzione alla sostenibilità, d’altra parte, è sempre più condizione necessaria per assicurare il successo competitivo. Esiste, infatti, una domanda crescente per prodotti che siano realizzati da aziende etiche che non facciano ricorso allo sfruttamento del lavoro e che non contaminino l’ambiente (Frenkel, Scott 2002; Rinaldi, Testa 2013).

Nella letteratura economica e di management, nonostante tradizionalmente sia prassi diffusa presentare gli obiettivi economici e sociali come in conflitto fra loro (Friedman 1970), il grado di accettabilità dell’interconnessione di questi obiettivi è aumentato con il passare del tempo (Porter, Kramer 2002). In presenza di determinate circostanze, i benefici sociali possono essere raggiunti congiuntamente agli obiettivi di tipo competitivo (Porter, Kramer 2002; Martin 2002; Perrini, Pogutz, Tencati 2006).

Vi è sempre più convergenza tra profit, non profit e pubblico: il pubblico non riesce più a fare tutto da solo, il privato ha interesse a entrare nel sociale sia per vivere in contesti sostenibili, sia perché intravede opportunità di business; ed infine c’è grande complementarietà tra imprese e organizzazioni non profit (le prime hanno gli strumenti manageriali, mentre le seconde hanno la conoscenza dei temi più scottanti e la sensibilità per affrontarli). In tale contesto ritengo che lo Stato possa e debba svolgere un ruolo di primo attore attraverso politiche di marketing istituzionale, nelle sue più svariate forme.

Io credo nel cambiamento e penso anche che c’è già un bel movimento in atto nelle coscienze di molte persone. Soprattutto di noi giovani. Tutti noi, se ci sforziamo di vivere in coerenza con i valori di giustizia sociale e di sviluppo sostenibile con le risorse del pianeta, possiamo fare tanto per aiutare questo cambiamento culturale che è già in atto.

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