L’iconico che sovverte il tempo: 5 modelli di borse dall’allure magnetico

E’ proprio così. L’iconico non conosce limiti, restrizioni, non sottostà ai dicta temporali imposti dal turnover delle collezioni e dal fast fashion a cui molti brand ci hanno fatto abituare. Il timeless mostra dirompente la forza di alcune maison, la loro storia vissuta attraverso capi che assumono la veste di ambasciatori degli stessi marchi. Come ricorda Angelo Flaccavento in un articolo per Vogue del marzo scorso

“ Nella moda (ma non solo) è il tempo del tutto e subito. E’ la Now Society. Eppure il desiderio ha bisogno di tempo…quel lusso di aspettare adesso è concesso a pochi: a quanti vogliono distinguersi o quanti si sforzano, stoici, di andare controcorrente”; viviamo in una società ove la pulsione “evapora per sempre con il refresh della schermata, disperdendosi tra pixel che si materializzano e smaterializzano senza sosta”.

L’iconico, in un certo senso, naviga in senso contrario, osteggiando l’istantaneo, il dinamismo incalzante, bloccando il tempo ad un preciso momento per poi tramandarlo negli anni a venire. Un’azione condotta da questi cinque modelli di borse, oggetti di culto, stendardi di quella moda che non conosce fine e cambi di stagione.

 

 

Kelly di Hermès

 

 

Nata come borsa da cavallo da utilizzare durante le battute di caccia (ricordiamo che la maison nacque in un ambiente legato al mondo dell’ippica), entrò nella storia dopo che la principessa Grace di Monaco, nel 1956, venne ritratta su Life cercando di nascondere la gravidanza di Carolina con la sua borsa Hermès. E’ da quel momento che la handbag prenderà per sempre il nome della donna che le garantì il successo planetario. Fonte di ispirazione per i più grandi stilisti di accessori, tra i suoi elementi distintivi vi è l’inimitabile chiusura metallica che prevede l’uso di una chiave, di solito nascosta nell’inserto in pelle attaccato al manico. Attualmente il modello è realizzata in diverse 7 misure (dalla grandezza mini alla Kelly 32), declinato in ogni stagione con colori e materiali differenti.

 

 

Birkin di Hermès

 

Blue-Hermes-Birkin

 

 

Hermès continua a presidiare la top five con una borsa concepita per le donne moderne, “figlia” della Kelly. Numerose le leggende tramandate riguardo la nascita di questo modello; la più accreditata narra che, nel 1984, l’attrice e cantante Jane Birkin si trovava su un volo da Parigi diretto a Londra. Accanto a lei sedeva Jean-Louis Dumas, pronipote del fondatore e allora stilista per la maison. Egli vide Jane alle prese con la sua borsa Hermès da cui cadde una serie di fogli ed appunti: la diva raccontò la sua difficoltà a trovare una handbag per il fine settimana che fosse capiente, comoda e allo stesso tempo elegante. Fu allora Dumas che prese la borsa e la portò con sé, iniziando a lavorare ad un nuovo modello in base ai requisiti che la donna aveva descritto. Lo stilista restituì l’accessorio qualche settimana dopo con l’aggiunta di una tasca: era nata così la Birkin di Hermès.

 

 

2.55 di Chanel

 

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La 2.55 è un modello progettato direttamente dalla grandiosa Coco, il cui nome rievoca il mese e l’anno della sua creazione.

L’idea era quella di inventare un nuovo tipo di borsetta, che rispondesse alle esigenze della donna negli anni ’50, una donna attiva, dinamica, diversa da quella dei periodi pregressi. Un accessorio elegante ma nel contempo pratico e funzionale rispetto alle scomode pochette a mano che all’epoca le signore erano obbligate ad indossare e che impegnavano totalmente le loro mani. Su un mini necessaire matellassé la stilista aggiunse una pratica catena regolabile, con la possibilità di portarlo a spalla o a tracolla in base alle diverse esigenze. Nel 1983, dodici anni dopo la morte di Chanel, Karl Lagerfeld divenne il nuovo direttore creativo della maison e decise di effettuare un restyling della 2.55: aggiunse una sottile strisciolina di pelle tra gli anelli della catena e cambiò il tradizionale lock rettagolare con il “double C lock”, attuale marchio distintivo del brand; questa nuova borsa prese il nome di “Classic Flap”.

La Chanel 2.55 racchiude in sé un po’ della peculiare storia della stilista: si dice che l’iconica impuntura a rombi si ispiri ai giubbotti dei garzoni di scuderia visti nelle piste da corsa; l’intero di color bordeaux intenso, invece, alle divise dei bambini dell’orfanotrofio in cui Coco visse durante l’infanzia; così come la fattura della catena ricordava alla stilista i portachiavi dei guardiani della stessa struttura. Si racconta che nella tasca sotto la patta di chiusura, Mademoiselle fosse solita conservare le lettere d’amore dei suoi numerosi amanti.

 

 

Lady Dior di Dior

 

 

It-bag per eccellenza, leggendaria proprio come la musa che l’ha ispirata, Lady Diana. Questa borsa è nata nel 1994 con l’intento di creare un capo che veicolasse l’identità del noto marchio francese. E’ stata fin da subito un accessorio rivoluzionario per le sue caratteristiche: questi erano, infatti, gli anni dello zainetto, del marsupio e delle tracolle etniche e la Lady Dior ha segnato da subito un momento di rottura evidente.

Tra la principessa inglese e il modello è stato subito amore: dopo una visita all’atelier, ne ordinò a decine per il suo guardaroba, per poi non separarsene mai più.

La Lady ha costruito la sua identità attorno ad alcuni codici identificativi molto riconoscibili, emblematici della maison. Dalla texture con impunture cannage, ispirata ad una poltrona che Monsieur Dior aveva in casa, ai charm delle quattro lettere appese ad uno dei manici. Otto ore di lavorazione di ben quattro artigiani per realizzare questo accessorio, manifesto della femminilità, simbolo indiscusso di eleganza e fascino.

 

 

Peekaboo di Fendi

 

Peekaboo

 

Cult, ma dalla storia più recente: la Peekaboo di Fendi è un modello nato solo nel 2009 dall’estro di Silvia Venturini, che in breve tempo si è imposto all’attenzione delle fashion victim “offuscando” persino modelli come la famosa Baguette, simbolo del brand dagli anni ’90. Per quanto possa sembrare strano, alla sua prima comparsa in passerella (collezione P/E 2009) il modello fu etichettato come la brutta copia della Kelly di Hermès, ma il successo globale ha subito confutato questa tesi. Particolare la chiusura, un twist lock frontale unito all’unico manico tondo e alla tracolla rimovibile.

A sugellare lo stretto rapporto tra questa borsa e celebs, Fendi ha lanciato nel 2014 un progetto charity, The Fendi Peekaboo Project, coinvolgendo dieci personaggi di rilievo nel mondo dell’arte e dello spettacolo (da Adele a Gwyneth Paltrow, alla modella Cara Delevigne): è stato chiesto di reinterpretare l’iconica bag secondo il loro personale stile e gusto. Lo scopo? Mettere ogni creazione all’asta, direttamente sull’e-commerce del marchio, a favore dell’associazione Kids Company, che dal 1996 supporta i bambini dei quartieri più poveri di Londra e Bristol.

 

Photo credit

1: © http://www.vogue.it/news/encyclo/manie/k/la-kelly-di-hermes

23: © https://alvufashionstyle.com/2015/02/16/storia-delle-borse-kelly-e-birkin-di-hermes/

4: © http://progettoiloveme.blogspot.it/2011/03/chanel-255.html

56: © http://www.blogdimoda.com/la-storia-lady-dior-nasce-leggenda-foto-61128.html

7: © http://www.vogue.it/sfilate/curiosita/2015/02/fendi-la-campagna-pubblicitaria-primavera-estate-2015

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