Retail, è una questione di fisico

Il mondo del retail corre veloce. La dimostrazione arriva dall’ultima novità dalle passerelle londinesi e newyorkesi, dove alcuni marchi, come Burberry e Tom Ford, hanno deciso di rendere disponibile la collezione direttamente dopo la sfilata e non dopo i fatidici sei mesi.

Già da tempo, però, l’e-commerce ha dato quella spinta in più al mondo della vendita al dettaglio. Gli ultimi dati segnalano infatti che l’export dei prodotti italiani online vale 6 miliardi.

Da futura addetta ai lavori e da consumatrice compulsiva, devo necessariamente stare al passo con le novità. Quindi direi che ha ragione Lucrezia, alter ego cartaceo di Silvia Ziche fumettista per “Donna Moderna”, che in una vignetta chiede al suo personal trainer: “Come sarebbe a dire che fare shopping non è uno sport?”. È uno sport, eccome. A tal proposito devo andarmi a comprare un paio di scarpe da ginnastica nuove.

Il fascino del lusso

Come diceva Georges Benjamin Clemenceau “ Tutti amano il bello, pochi possono permetterselo”. Ed è esattamente cosi. Quel mondo di lustrini e pailettes chiamato lusso diciamoci la verità non dispiace a nessuno. Chi non vorrebbe una super villa a Miami o super yacht in cui trascorrere le proprie vacanze? O andare in giro per negozi di alta gamma e non porsi il problema del “ che faccio lo prendo?”. Il fascino del lusso è innegabile, unico, insostituibile, irresistibile, una sorta di incantesimo che alla fine strega un po’ tutti. È dunque inutile fare del falso moralismo, dire che il superfluo non conta e che “ l’essenziale è invisibile agli occhi”. Certo il lusso non rientra tra i beni di prima necessità per la vita di un uomo, ma se c’è male non fa.